PRESENTAZIONE

Microgrammi
di Robert Walser – Adelphi

in dialogo:
Giusi Drago (traduttrice dell’opera) e Alessia Ballinari (Adelphi)

Quando morì, dopo oltre vent’anni trascorsi nella clinica psichiatrica di Herisau, Robert Walser lasciò dietro di sé una vecchia scatola da scarpe: conteneva lettere, cartoline, foglietti di ogni genere, buste e ricevute di pagamento, sui quali aveva tracciato minuti colpi di lapis. Che cosa si nascondeva dietro quella micrografia all’apparenza impenetrabile, ultimo mistero trasmessoci dal «più solitario fra tutti i poeti solitari», come lo definì Sebald? Pazientemente decifrati e qui presentati per la prima volta in italiano, i Microgrammi racchiudono un universo letterario anarchico e ingannevole, in cui prosa e versi, scarabocchio e fiaba si confondono, e ogni parola, ogni frase, ogni racconto, si mescola alla chiacchiera. Eppure, chi vedesse questi minuscoli gerogli­fici come lo sbocco della sua follia capirebbe molto poco di Walser. La follia, semmai, è quello che precede tutta la sua opera, e che essa deve celare. «Mi aleggia sulle labbra qualcosa che in genere non si dovrebbe mai permettere alle labbra di pronunciare, sicché riconosco di appartenere al vastissimo gruppo di quei chiacchieroni che, oralmente o per iscritto, assicurano di essere discreti» scrive in queste pagine – e si ha l’impressione che se smettesse di chiacchierare per lui sarebbe la paralisi. Quelle chiacchiere hanno una funzione protettiva. I suoi personaggi escono dalla notte, «là dove essa è più nera, una notte veneziana» ha osservato una volta Walter Benjamin – e in quella notte devono ritornare, come il Minotauro al centro del labirinto

 

Robert Walser
(Biel, Berna, 1878 – Herisau, Appenzell, 1956) scrittore svizzero di lingua tedesca. Per molto tempo si guadagnò da vivere esercitando in Svizzera e in Germania i più umili mestieri (tra gli altri, quello di domestico in un castello), che tralasciava per scrivere poesie e brevi prose d’arte; ma frequentò anche ambienti artistici e letterari. A Berlino scrisse di getto tre notevolissimi romanzi autobiografici (I fratelli Tanner, Geschwister Tanner, 1907; L’assistente, Der Gehülfe, 1908; Jakob von Gunten, 1909), caratterizzati da una visione enigmatica e lenticolare del comportamento umano e dei rapporti intersoggettivi. Deluso dal mancato successo e vittima di gravi crisi depressive, tornò in Svizzera e dal 1929 visse in una clinica psichiatrica.W. fu un maestro della forma breve, del microcosmo espressivo: nelle sue piccole prose ritrasse con scrittura trasognata avvenimenti comuni e tuttavia misteriosi della vita quotidiana. Sia i Poemetti in prosa (Dichtungen in Prosa, 5 voll., 1953-62, nt), sia le novelle (La passeggiata, Der Spaziergang, 1917, nt) e le Poesie (Gedichte, 1909, 1921, 1944, nt) lasciano intravedere, dietro un senso idillico della vita, un’attenzione mista di ironia e di candido, minuzioso terrore per le contraddizioni dell’animo umano. Subito compresa nella sua modernità da scrittori come F. Kafka e R. Musil e da critici come W. Benjamin, l’opera di W. è stata in seguito rivalutata, e viene oggi considerata la più significativa della letteratura svizzera del Novecento.

Data

Mag 07 2026
Expired!

Ora

18:30 - 19:30